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Per stavolta niente titolo.

Quando sono a Turi succede che mi metto a rovistare tra i ripiani alti dell'armadio, ossia quelli che sono stati negli anni da teen ager il nascondiglio per diari e scritture segrete. Così, controllo una volta al mese che le cose siano al loro posto, come le lascio da quattro anni. Tre scatoloni avvolti nello scotch con tanto di firma a scavalco. Tutti i diari dalla prima media alla maturità, le lettere che scambiavo con quella sgallettata nell'ora di ricreazione, gli appunti dei viaggi fatti quando ancora non sapevo bene cosa fossero le relazioni da quindici giorni e via e io come una cretina che mi innamoravo, i fogli protocollo con gli sms fedelmente ricopiati perché il nokia 3310 supportava una ventina di messaggi al massimo. Insomma, roba che non mi azzardo neanche ad andare a rileggere che però conservo col senno di poi perché una volta stavo per buttare via tutto ma mia madre mi fermò dicendomi che un giorno me ne sarei pentita.
Anche studiare su questa scrivania, mi fa un certo effetto. La stessa scrivania che mi ha vista china a riassumere libri e libri di scuola, esultare per un dieci in filosofia, sorridere e sobbalzare dalla sedia dopo l'sms di 'ciao sono quello della festa', preparare i compiti in classe con fare beffardo, ritagliare gli inviti dei compleanni e depennare gli indesiderati, piangere per i cinque in matematica che poi diventavano sei, nove, perché se no mi si rovinava la media (poi uno si chiede com'è che faccio economia e matematica ancora non l'ho data). Nei cassetti ci sono ancora le foto al mare di quando avevo quindici anni ma di tette neanche l'ombra, le cartoline di Dublino, i premi, le proiezioni ortogonali sui Fabriano e le foto di classe con le dovute ics sui volti di quelle due. E niente, succede che mi coglie una sensazione strana, quasi un voler tornare indietro per non andar via mai.
Poi penso a quanto altro tempo passerò lontana da casa e mi vengono gli occhi lucidi; penso che forse questa non sarà più casa mia e che, ancora, ho fatto un'enorme cazzata a trasferirmi a Forlì. Sto rinunciando a quel tipo di affetto che mi farebbe solo bene. Alla famiglia.
La verità è che mio fratello prima mi ha detto 'già vai via?' e mi si è stretto il cuore.

p.s. cose che ho imparato quando ormai era troppo tardi: non è una buona idea ripetere il capitolo 9 mentre si guida. E' che stavo andando dall' estetista, quella fidata che si ha solo nei paeselli tipo il mio, che sì, evade le tasse ma è talmente brava che per me potrebbe anche mettersi a spacciare hashish all' oratorio, non le direi nulla. E non lo so perché ho finito il post in questo modo.

6 commenti:

  1. Anche io mi sono resa conto di quando iniziavo a crescere. Lucciconi. Ti abbraccio Emy.

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  2. ecco... mi hai fatto piangere :')

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  3. anche io soffro sempre un po' quando riparto da casa dei miei, e sono ormai 12 lunghi anni che vivo lontana. ma questa è la mia scelta, nel bene e nel male e anche se mi ha tolto molte cose me ne ha date così tante che non mi basterebbe una vita per elencarle.
    e poi ricordati che chi ci ama davvero ci porta sempre nel cuore, non importa quanto lontano siamo.

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  4. Ho la (s)fortuna di non essere ancora andato via da casa. Il problema sta nel concetto di casa: la casa è Casa perché ci sono gli affetti? E' Casa perché è un tuo luogo personale, nel quale ti senti sicura e protetta? Io la vedo nel secondo modo. Però, prova a pensarci: quanto è bello rientrare a casa e ritrovare tutti gli affetti? Quanto sono belli i giorni in cui riscopri la famiglia? E quanto è intenso il momento del saluto "Già vai via?"? Pensi davvero che l'intensità di quei momenti l'avresti se vivessi ancora lì? Un po' ti invidio, ma non parlo dell'autonomia che ti viene concessa, ma perché puoi riscoprire ogni volta cose nuove legate alle persone della tua famiglia. La distanza, in questi casi, non diminuisce l'affetto.

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  5. come no? Tu non studi da fuori sede? :O Non lo so, mi metti in difficoltà, fatto sta che io di questo affetto ne ho bisogno e non 4 giorni al mese (quando mi va bene!!). E la distanza...ah, la distanza!!!! Non la diminuisce certo, mai detto questo :) grazie, bellissimo intervento.

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  6. Io no. Sono salentino milanese nato, vissuto e cresciuto a Milano. La mia famiglia (intesa babbo, mamma, fratello) sono oltre la porta di camera mia. Penso che ti seguirò un po' di più. Mi faccio follower già che ci sono, così provo il brivido del sentirmi un seguace di qualcuno :D

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