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Sono sopravvissuta!

Prima esperienza da wwoofer terminata, adesso mi restano 24 ore di tempo per mettere in valigia l'impossibile (ovvero capi invernali e piumoni vari) da portare in Puglia. Passeggeri dell'IC 605 iniziate a tremare e fatemi largo. Quattro valige verranno con me, si tratta della prima tranche di trasloco, dal momento che le cose meno indispensabili le lascerò a Firenze da Andrea quando saluteremo definitivamente Forlì - a fine maggio. Vi parlerò presto della mia esperienza in Abruzzo, intanto vi ricordo che a inizio Maggio ne faremo un'altra in Toscana prima del grande viaggio!



I miei adorati stivali viola mi hanno regalato delle vesciche non indifferenti, maledizione.

Mollo tutto e...


Insomma, che diavolo avrà mai in mente questa sciagurata che trascura il blog da mesi? Pronti?
Io e Andrea facciamo fagotto, diciamo addio alla triste vita forlivese e diventiamo WWOOFER. 
Chi di voi sa cos'è il WWOOF alzi la mano! Voi altri, inforcate gli occhiali: 

World-Wide Opportunities on Organic Farms (WWOOF Opportunità globali nelle fattorie biologiche) è un'organizzazione che mette in contatto le fattorie biologiche con chi voglia, viaggiando, offrire il proprio aiuto in cambio di vitto e alloggio. Questo permette a persone che vivono realtà urbane o hanno vissuto in campagna nel proprio paese di toccare con mano l’esperienze di vita e la scelta dell’agricoltura biologica nel proprio paese o all’estero.

Vi ho scioccati eh? Ma chi io? Quella che lava i piatti con i guanti? Quella a cui fanno schifo i peli nella doccia? Ebbene sì. Tutta colpa di Casper, è stata lei a dirci di questa associazione di volontariato (ha fatto un paio di esperienze in Italia) raccomandandoci di dare uno sguardo al sito. Tempo 24h eravamo già tesserati. Ci abbiamo pensato bene? SI. Abbiamo paura? NO. Siamo sicuri sicuri? AL 100%. Siamo impazziti? Forse. Il nostro obiettivo è fare un paio di esperienze in Italia per capire se questa realtà fa per noi per poi andare all'estero e approfittare così di migliorare la nostra conoscenza dell'inglese. Che credevate che mi svegliavo una mattina e decidevo di andare a fare del bene agli sconosciuti così, aggratis? Ovviamente no! Tutto è partito dalle sconfortanti offerte di lavoro e dell'ottima conoscenza dell'inglese blablabla che non possediamo. Wwoof non significa vacanza (ci tengono a sottolineartelo mille volte. Ok, ok, ho capito!) quindi, almeno per quanto mi riguarda, le testate al muro non mancheranno. 
I 'voglio tornare a casa, voglio la mamma, voglio il mio letto, ho i calli alle mani, ho le unghie nere, voglio il mio water' saranno all'ordine del giorno (almeno fino a quando Andrea non mi fa scomparire misteriosamente in una buca) quiiiiiiindi restate su questi schermi anche solo per il gusto di percularmi e dirmi 'te l'avevo detto, sei la solita avventata'. MUHAHAHAH
Però ecco, allo stesso modo due anni fa ho deciso di diventare vegana e posso garantire di non essermi mai pentita. Io sono così: se ci penso troppo alla fine rinuncio, se parto in quarta mi do la carica via via. Mi chiamavano la donna diesel. Dovesse andar male, giro i tacchi e torno a casa (sì?!). Cosa che se avessiifatto anni fa, a quest'ora non sarei laureata. Quindi, con la giusta dose di ottimismo difficilmente non porto a termine i miei obiettivi. L'obiettivo questa volta qual è? Conoscere gente nuova, metterci alla prova in una realtà così diversa da quella a cui siamo abituati, conoscere i segreti dell'agricolura biodinamica, sinergica e del metodo Fukuoka. Bè certo, mica pizza e fichi. Le cose o si fanno bene o non si fanno :)

Dal 31/3 al 13/4 saremo ospiti in un'azienda agricola abbruzzese (con i controca**i, aggiungo io). Lo so, giochiamo sporco, iniziamo con qualcosa di soft giacché di certo non mancheranno le occasioni di dormire sulla paglia (e lì mi sentirò tanto Heidi con le lenzuola tronfie sulle balle di fieno). L'altro giorno siamo andati a comprare i nostri stivali da lavoro e alla cassa mi sembrava di aver posato un paio di Louboutin. 
Giusto per farvi capire l'entusiasmo che ci metto (e i castelli in aria che mi faccio). Ovviamente vi aggiornerò giorno per giorno (spero che non mi mettano ai lavori forzati e che non mi si spezzino le dita!) sulla pagina fb del blog e chissà che non venga voglia anche a voi. La vita è una, no? 
Non vi dico il mazzo che si sta facendo Andrea per contattare le aziende all'estero (sapeste quante) sebbene ricercare solo aziende vegane non è poi così difficile, serve solo taaaanta pazienza. 

Dal 5/5 al 20/5 saremo invece in un'azienda pisana emiliana (Pasqua me la faccio a casa mia, concedetemelo! Ho due genitori disperati da confortare) tra le colline toscane a curare orti, giardini e case di paglia. Dal 21 si riparte con la storia del trasloco e degli scatoloni. Aiutooo!

Ma non è finita qui, dita incrociate per noi perché a Giugno (fateci l'in bocca al lupo) potremmo prendere l'aereo e dopo circa 36ore arrivare a.......


p.s. ah sì, dimenticavo di dirvi che ho dei meravigliosi stivali viola. Viola ragazzi miei. Chevvelodicoafare.

V-DAY

Mi sono laureata (l'ho già detto?). Il mio incubo universitario è finito alle 14.50 di una giornata piovosa, in una triste cittadina romagnola. Gli unici momenti che meritano di essere menzionati sono: l'arrivo di mio fratello (e con esso il mio cuore colmo d'amore e gioia), della mia amica Nina (e anche qui il mio cuore è stato messo a dura prova) e l'istante in cui - non ricordando chi fossi, dove mi trovassi e cosa ci facessi lì impalata come una giraffa in rigor mortis - ho sentito le campane e gli uccellini cantare mentre qualcuno vestito da Batman pronunciava il mio nome seguito da 'la proclamo Dott.ssa in Economia e Commercio'. 
E' andata più o meno così. Il resto ve lo risparmio. Vi dico solo che a testimonianza di quanto la gente mi voglia bene e mi conosca sono stata omaggiata dei fiori più disparati (e io odio i fiori, fine della storia). Sono una persona coerente e la mia vita non si è risparmiata neppure nel giorno più atteso della mia tormentata carriera universitaria. Give me five, Karma.


Nei giorni seguenti, la domanda più quotata è stata certamente ''e ora cosa farai?'' a cui ho risposto ''un po' di cazzi miei, tu quando cominci con i tuoi?''. Come se non avessi diritto alla nullafacenza, come se dovessi prendere immediatamente la zappa e mettermi a spalare me.lma. Sono rinchiusa nel mio bozzolo (c'è il wifi ed è grazie ad esso che riesco a restare aggiornata e a scrivervi) in attesa di diventare una farfalla, direbbe Paris Hilton. 

Forlì proprio nel momento in cui decido di abbandonarla decide di inserire nella mia vita un nuovo personaggio (sono del parere che il Karma giochi a The Sims, che tutta la vita lo sia in fondo, no?): Casper. Casper vive a 5 metri dalla mia porta ed è una ragazza che ha mille impegni ed altrettante idee. Eventi in cui ho, senza discrezione alcuna, deciso di imbucarmi. Ne consegue che durante la settimana ci sono diverse serate a tema (niente di frivolo e io amo il 'niente di frivolo'), c'è solo l'imbarazzo della scelta e gli unici requisiti richiesti sono: tempo libero e tanta curiosità. Ci sto. 
Ho tutto. Quando si va? Cosa si fa? A che ora? Casper è una ragazza interessante e con diversi aspetti in comune ai nostri (sì, ci ho trascinato anche Andrea, inizialmente scettico). 
E' sempre molto entusiasta quando le comunico che ci saremo e ricordo di essermi liquefatta quando la prima volta mi ha risposto con 'non vedo l'ora, finalmente facciamo qualcosa insieme'. Capite vero? C'ero alla proiezione di Werner Herzog, al seminario sul turismo responsabile, alla cena della Sharing Economy. Insomma, solo cose impegnate noi. 
E io amo le serate impegnate, il posto al pub ve lo lascio volentieri. Martedì ho un impegno, giovedì ho un impegno, nel fine settimana idem. 
Ahhhhh, io amo tutto ciò, amo le persone che mi arricchiscono, che mi fanno venir voglia di alzarmi dalla sedia, indossare il cappotto e vivere. Amo le persone che hanno carattere, che fanno promesse e le mantengono, che sanno riconoscere l'amore vero da quello malato, che non stanno tutto il giorno a piangere e lamentarsi per poi commettere gli stessi errori, sempre, ripetutamente e ti viene voglia di dire 'ma vaffanc*lo, ho solo perso tempo'. Amo le persone che hanno il coraggio di cambiare, di mettersi in gioco, di rischiare.

Forlì mi spiace, la nostra relazione sta per giungere al termine, ti ho concesso ore, mesi, anni per darmi un segno; anni in cui mi sono sentita vuota e inutile in una città che non aveva nulla da offrirmi. Sei proprio stronza, Forlì. E sai che c'è? C'è che probabilmente mi mancherai. Vaffanc*lo.







Casper avrei tanto voluto conoscerti prima. Siamo in gamba, io e te.

Che ne sarà del blog?

Oggi.


20 febbraio.


Mi sono laureata.


IO. MI. SONO. LAUREATA. 

Se lo trovate morto arrestatemi.

Ho tenuto fede al mio fioretto e sono quasi due mesi che non mi mangio più le unghie; passo tutto il giro ad ammirarmi le mani e a chiedere ad Andrea quanto bene mi stia lo smalto rosso.
Giornate faticose insomma. Sfodero la tattica evergreen del 'Andre, falli tu i piatti oggi se no mi si sbecca lo smalto, tu non vuoi sentire le mie lagne vero?'. Funziona, giuro.
In compenso, per sdebitarmi, do sfogo alla mia voglia di sperimentare nuove ricette (avete letto bene, sto diventando una vegana pro), roba che l'altro giorno ho sfornato una ciambella agli agrumi da far resuscitare Shane e Lori* da quanto era buona. Oggi ad esempio ho esordito con 'Andre, tu studia, al pranzo ci penso io' e quando l'ho chiamato avevo apparecchiato e messo in tavola uramaki e futomaki con tanto di bacchette. Nel mentre, Pennello, pensando bene di farmi un piacere, mi si è attaccato alle costole per raccontarmi le sue ultime vicende sentimentali.
Ero lì che annuivo a denti stretti imprecando contro il riso che mi si attaccava ovunque quando all'improvviso mi fa 'sono in ritardo ma vederti fare il sushi è fantastico'. Trombe e vuvuzele in sottofondo. Sarà che oggi è San Valentino e l'avrei abbracciato, commossa, ma ho deciso che era meglio limitarmi a sorridere e ringraziare. Vai viaaaa.



Di recente abbiamo discusso, per farla breve: io mi incazzavo e lui continuava a biascicare una serie di 'mi dispiace ma' 'lo so ma io sono così', con Andrea che assisteva al tutto ripetendo 'vabbè dai basta' prima di essere fulminato dalla sottoscritta. Il motivo? Gli tocca il turno di pulizie una volta (e sottolineo una) al mese e nemmeno quella volta è in grado di completare il tutto nel giro di qualche ora. Lo scenario è sempre lo stesso: si alza alle 12:30, inizia a pulire la cucina (mi si iniziano a gonfiare le gote e ad uscirmi il fumo dal naso perché sarebbe ora di cucinare) fino a quando non si rende conto di dover mangiare, quindi si interrompe e inizia a cucinare. Lui.
Passano le ore e la cucina è ancora inagibile, con detersivi e pattume ovunque e lui chiuso in camera a mangiare (passano altre ore).
Riprende alle 16:00, squilla il cellulare, molla tutto così com'è ed esce. Il resto lo sapete.
Alle 21:00, la cucina è ancora sporca, io sono incazzata e il bagno è ancora intonso. Torna, si scusa, io lo ignoro e il giorno dopo ricomincia a spizzichi e bocconi.
Ma l'ultima volta sono esplosa, ridendo entra in cucina e ci fa 'ragazzi HAHAHA io non ce la faccio proprio HAHAHA abbiamo orari diversi HAHAHA'. 3...2..1.. scoppia la guerra.
Qualche giorno fa è tornato a casa sua e ci è restato dieci giorni, un sogno. Un ordine e un silenzio in questa casa che a momenti sentivo il sangue scorrermi nelle vene. Meraviglioso.
Varca la soglia di casa e tempo un'ora ha già combinato un disastro: causa polpettone del padre (cit.) ha intasato il water. Non serve che aggiungo altro, vero? Ero lì che battevo la testa al muro e continuavo a ripetermi perché a meeee, perché. Lui imbarazzato continuava a ripetere di dover andare in biblioteca a studiare ma allo stesso tempo di non volerci lasciare -letteralmente- nella mer*a. Credo che abbia versato il mondo in quel water per sbloccare la situazione, coca cola compresa. Abbiate pietà di me. Non ridete.

Andre andiamo a vivere da soli. Io ti amo e tu lo sai.







*quanti hanno colto?

Autogestione.

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Sono tornata al paesello dopo mesi, 'una settimana senza Pennello' continuavo a ripetermi mentre disponevo meticolosamente jeans e pullover in valigia. Inutile dire che al Sud c'è stato un sole pazzesco fino al giorno prima del mio arrivo. Inutile dirlo. Una settimana di pioggia e freddo.
Oggi però vi scrivo da 4lee, sciarpa e guanti anche in casa. Ma anche questo è inutile dirvelo.
Quando si dice goditi il presente e non pensare al futuro. Ben mi sta.

Dicevo, una settimana e nella mia mente si affollava una serie di immagini catastrofiche ma prima tra tutte il profilo di Pennello che si aggira per casa, nudo, con un cartello al collo e la scritta 'AUTOGESTIONE'. Panico. Terrore. E' solo un brutto sogno, Emy. Rilassati.

'Ciao Penny ci vediamo tra una settimana, c'è dell'insalata in frigo, fanne buon uso'.


Giorno 7: svolto a destra e, terrorizzata, mi rendo conto che la casa è ancora in piedi, nessuna puzza di bruciato, nessuna corona di fiori è fuori al cancello, la cassetta della posta è vuota, non c'è dell'organico riversato alla bene e meglio in strada. Il peggio è passato, mi sono detta.
Forza e coraggio che si entra. Un sms di Andrea mi informa che Pennello è andato via 48h prima e che non ha fatto ritorno. 'Non ti ha detto dove andava?' 'Non ricordo, come per la maggior parte delle cose che dice, non ho prestato attenzione'. Fantastico!
Varcata la soglia di casa Penny mi accoglie con un sorriso disarmante (giuro, mi sono sentita una merd*na!) e di li a poco ha iniziato a chiedermi come stavo, cosa ho fatto, cosa ho mangiato, ecc ecc... E' stata una sensazione strana (ero quasi commossa hahaha) ma dal suo sorriso ho capito che era felice di rivedermi (forse felice è esagerato?) e mi sono sentita come quelle maestre stronze che rivedono i loro alunni dopo decenni e si sentono dire 'grazie a lei ho imparato molte cose, alcune delle quali mi sono state di estremo aiuto nel corso del tempo'. Quindi ecco sarò anche stronza, autoritaria e nazista (cit.) ma se Penny è felice di rivedermi vuol dire che lascerò la mia impronta nel mondo. -fine del momento strappalacrime, mettetevi comodi-

-Che danni hai fatto? Sentiamo! Sono pronta a tutto!
-Ho solo rotto il bicchiere con i barbapapà versandoci del caffè bollente.
- ...
-Bè in confronto alla bottiglia d'olio in frantumi faccio progressi, no?
- ...
-Era il tuo bicchiere preferito?
-SI!
-Avresti dovuto vederlo, si è crepato in cinque pezzi.
- ...
-Ho anche fatto una foto!

Disse quello che vedendomi fotografare la lasagna vegana (capitemi, era un momento storico!) homemade esordì con 'noooo, ma quanto sei hipster!'.

Pennello 1-0 Emy segnatevi questo avvenimento.

Ho un figlio monello di nome Pennello.

L'enigma è risolto. Lo so che aspettavate una risposta, trepidanti.

''Pennello ma...fammi capire, perché passi le ore sotto la doccia?''
''Hai ragione, ti preoccupi per lo spreco di acqua?''
''Sì, esattamente. Ho deciso che le bollette le pagheremo in base ai cm di altezza''
''Hai ragione (aridaje!), ora ti spiego..''

Ce l'abbiamo fatta, il quarto segreto di Fatima sta per essere svelato. Pulisce minuziosamente le fughe tra le piastrelle? Attende che la crema depilatoria agisca? Conta i giri della lavatrici? Pennello, rendimi edotta. Sono pronta a tutto.

''....ho un problema con i capelli, te l'ho detto. Sono grassi e quindi ci metto più tempo a lavarli''.

Ahhhh. Ma allora dillo. E io chissà che mi credevo. La mia povera mente distorta ha peccato e chiede scusa. Umilmente scusa.

Io vivo col terrore che tocchi a lui il turno delle pulizie ed oggi, guarda un po' che c*lo, è esattamente il suo turno delle pulizie. Ore 10: di Pennello neanche l'ombra e considerato che impiega mediamente 3ore per stanza ho iniziato, dopo un rapido calcolo, a preoccuparmi.
Ore 12: Pennello esce dalla stanza, mi calo nei panni di un monaco buddista e fingo stupore dinanzi al ''sì lo so che oggi è mercoledì'' ''ciao Pennello'' ''sì, ciao! Nulla volevo dirti che sono un po' indaffarato ma quando torno giuro che pulisco'' ''vai tranquillo, mi casa es su casa''.
Ore 13, bussano alla porta:  ''Amore?'' ''sono Pennello, posso entrare?'' ''Ehi dimmi tutto, ti hanno amputato le braccia e non puoi pulire?'' ''Oggi è una di quelle giornate in cui va tutto storto, tutti i negozi sono chiusi'' ''scusa che ora è?'' ''dovrebbe essere l'una'' ''appunto'' ''devo comprarmi uno shampoo, oggi mi vedo con una tipa, non posso continuare ad usare il bagnoschiuma''.

Piccola e doverosa parentesi: Penny ha smesso di usare il suo raffinatissimo shampoo L'Oreazz dal giorno in cui l'ho informato, inci alla mano, dello schifo contenuto in esso, consigliandogli piuttosto di usarlo per lucidare gli anfibi, di friggerci le patatine, di rifilarlo al peggior nemico. Fai tu, gli ho detto. Questo a quanto pare mi ha preso alla lettera e ha pensato bene di sostituirlo col bagnoschiuma. Sì, sempre L'Oreazz. Perché non ha capito un Cazz.

''Sì, ma ora pulisci?'' ''Sì sì, mi faccio una doccia e poi pulisco, a proposito, dovete andare in bagno per caso?''. Voglio moriiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiireeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeee.


Ore 15: lo vedo in accappatoio che passa la ramazza in bagno (sorvolo sul fatto che avrebbe dovuto prima asciugare il pavimento e poi), grido al miracolo e mi rintano in stanza, speranzosa, non prima di essermi cavata gli occhi e di avergli ricordato che ci sarebbe la bolletta di internet da pagare.
La sua risposta è stata ''ehm, sono senza soldi ma giusto oggi devo andare a vendere dei giochi al Gamestop. Ci tengo a pagare eh, ma se me ne scordo sapete dove abito''. Ceeeerto.

Compongo il numero della clinica psichiatrica Briarcliff e chiedo conforto. Urgente conforto.

Ore 16: lo stronzo stavolta bussa ad Andrea (aguzzo l'udito a mò di Setter inglese) e gli spiega che sì ha iniziato a pulire ma che ha urgenza di uscire ''torno tra un'ora e finisco''. Mi lego mani e piedi alla sedia per evitare di palesarmi in corridoio e urlare. Non sarebbe un bello spettacolo, mi dico.

Non so dove sia andato, so solo che ha lasciato le penne rigate nello scolapasta, la passata di pomodoro sul fuoco ed è uscito. Quest'uomo sta minando la mia già precaria serenità mentale e sta mettendo a dura prova il mio scarno repertorio delle imprecazioni.
Ricapitolando: da me viene a bussare quando ha bisogno di conforto (?!), di sfogarsi, di olio extravergine d'oliva, soldi e proroghe varie; da Andrea bussa quando ha fatto qualche cazzata e non ha il coraggio di rivolgersi a me. Bene. Chiamalo fesso.
Sono diventata madre, saltando a piè pari gestazione e travaglio, e non lo sapevo?


Corso di yoga o clinica psichiatrica?
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