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WWOOF in Abruzzo

Le due settimane in Abruzzo sono ormai un lontano ricordo giacché la mente è completamente proiettata al luuuunngo viaggio che ci attende a giugno ma sono qui per raccontarvi come le abbiamo trascorse.

Il bilancio non è positivo - lo dico per i pigri che non vogliono arrivare in fondo - quindi mettetevi pure comodi. O meglio, sarebbe stata un'esperienza positiva per coloro i quali fanno wwoof per risparmiare, per ''tanto che sto a casa a far nulla...'' poiché sia il cibo sia la nostra sistemazione erano impeccabili. L'host C. ci ha riservato una stanza al piano di sopra, completamente indipendente e provvista di bagno. Quasi non ci credevamo una volta poggiate le valige, sembrava un albergo a tutti gli effetti e la vista... bè non era certo il panorama che ci riservano le finestre di Forlì. La casa è molto curata e per nulla simile alle abitazioni rurali tipiche di un host che accoglie wwoof.




Il nostro scopo era appunto ricaricarci di energia positiva, respirare aria pulita, ascoltare storie di campagna, emozionarci e conoscere belle persone. Dopo pochi giorni abbiamo capito che qualcosa non andava, l'host C. era fredda e distaccata e senza giri di parole ci ha spiegato che era molto stressata (?!), che non aveva tempo da dedicarci e che non ci voleva tra i piedi. Mi sono sentita malissimo (sono io quella che piagnucola tra i due!) e continuavo a ripetermi che non fosse giusto, che una volta preso un impegno questo va mantenuto (stesso motivo per cui non siamo scappati a gambe levate) e che si può anche fingere di sorridere ma mantenendo sempre le basi dell'ospitalità e dell'educazione; cose che ovviamente sono venute a mancare, sentendoci costantemente di troppo e evitati. Alle nostre offerte di aiuto spesso ci è stato risposto ''non adesso, faccio da sola, voglio stare da sola''. C. ci ha chiarito che avremmo condiviso solo i pasti e il lavoro (ma nemmeno troppo giacché il 90% del lavoro nei campi e non, l'abbiamo svolto da soli) e che ''condivisione non vuol dire fusione''. 

Cosa significa vi starete chiedendo. Ebbene, ci ha spiegato che dovevamo stare nella nostra stanza, che dovevamo scendere di sotto a mangiare quando ci chiamava lei, che alle richieste di gioco dei suoi figli dovevamo rifiutare (più di una volta mi sono trovata con i due bambini dispiaciuti ai nostri continui e falsi ''no, abbiamo da fare non possiamo restare con voi a giocare''), che non le sarebbe piaciuto chiacchierare con noi nei campi perché è solita lavorare in silenzio per comunicare con la terra (?!).



Una delle prime sere, ignari, abbiamo accettato l'invito del piccolo S. a guardare un film in salotto pensando non ci fosse nulla di male; C. non era in giro, arriva (colgo lo sguardo sbigottito!) e dopo cena ci spiega che dobbiamo rispettare i loro spazi (come abbiamo osato?) e che pur sapendo benissimo che l'invito è partito dai loro figli, lei non condivide, ci dice ''avete una tv in camera, ci sono libri a vostra disposizione''. Della serie, ne avete di cose da fare, fatele in camera vostra, perché noi siamo una famiglia e abbiamo i nostri spazi. In occasione di un'altra cena, ci siamo intrattenuti (sparecchiando e mettendo a posto la cucina, nel frattempo) in cucina perché S. ci stava mostrando alcuni suoi giocattoli e non ci sembrava carino zittirlo per andarcene il prima possibile in camera (e detto sinceramente, non avevo voglia di annoiarmi di sopra ma piuttosto di parlare con un umano che non fosse solo Andrea); tempo pochi minuti arriva il marito di C. (torna dopo cena a casa perché lavora altrove) e voltandomi mi accorgo che C. mi fissava da tempo come a dire ''quando ve ne andate?''. Guardo Andrea, ci capiamo e tagliamo la corda. ''Buona serata'' ci dice, ''Buona serata un ca**o!'' penso io. 
La loro abitazione è ovviamente lontana dal centro quindi nel pomeriggio (si lavora solo di mattina e si ha il pomeriggio libero oltre a due giorni a settimana) non abbiamo avuto modo di visitare o fare granché; siamo stati un paio di volte in piazza e per il resto del tempo in camera ad attendere la chiamata del ''la cena è pronta potete venire''. Sorrido al ricordo di quelle volte che ho assillato Andrea, alle volte che abbiamo simulato lo squillo del telefono perché le ore non passavano mai o stavamo morendo di fame; alle sere in cui non avevamo nulla da fare, nè qualcosa di decente da guardare in tv (ovviamente il wi fi al piano di sopra non prendeva, piccolo particolare che a B. sfuggiva) e tanto meno gente con cui uscire. Fa tutto parte del wwoof, non ci lamentiamo.
Il lavoro nei campi è consistito nell'impugnare la vanga per estirpare erbacce nell'orto e per la maggior parte dei giorni nell'ammucchiare i rami potati dagli ulivi (ben 300 ulivi, ho ancora gli incubi) per disporli nella strada che percorreva gli infiniti ettari di terreno e che sarebbero poi serviti a non so bene cosa. Piccolo dettaglio: sole a picco, paesaggio collinare, i miei polpacci che urlano 'basta' e i miei glutei che intonano 'ancora, ancora!'. 

''Andre quanti alberi mancano? Sono distrutta'' 
''Forse una decina'' 
''Maledetta!Che se li faccia lei!''

Salvo poi renderci conto di intere fiancate collinari ancora intonse. Le salite, ma anche le discese, con i miei stivali viola hanno fatto sì che i miei piedi dopo pochi giorni battessero in ritirata.

La sera del confronto, C. mi domanda se mi sono ripresa (per meglio dire, se ho digerito le ''regole'') e gli spiego che no, mi ci vorrà un po' prima che mi renda conto da che stro**a sono finita. Il piccolo S. domanda ''da cosa deve riprendersi?'' e lei gli risponde ''Sono stata un po' aggressiva questa mattina''. Che dire, almeno ho apprezzato la sincerità. Tra tutti, S. è quello che più si è mostrato entusiasta di averci in casa; il penultimo giorno dispiaciuto ci domanda:

''Quindi domani andate via?''
''Sì, S.'' (in cuor mio urlavo finalmenteeee!)
''No se perdete l'autobus e restate ancora qui''

Guarda S. con te tutta la vita, ma con tua madre... no grazie.


In sostanza cosa abbiamo imparato? Di agricoltura ben poco, tra i silenzi di C. e le ore trascorse con i 300 ulivi (loro sì' che ci hanno ascoltati, ho raccontato loro di quanto fosse triste la loro padrona e di scappare qualora avessero potuto) il resto del tempo l'abbiamo passato a mescolare saponi homemade (niente di idilliaco, sono io la sciocca che aveva immaginato stampi a cuore e saponette alla rosa canina), a pulire il garage, a fare marmellate d'arance (ma anche qui, dimenticate la ricetta della nonna, il tutto preso dal retro della confezione Cameo), a sollevare vasi pesanti e a sciacquare tonnellate di insalata per i pasti (erano tonnellate vero Andre?). La famiglia è vegana ma la frutta fresca è stata solo un miraggio. Alla domanda ''Andrea cosa mangi a colazione?'' ''Bè io solitamente bevo un litro di spremuta'' ''Ah. Non credo di poter soddisfare questo tuo bisogno'' ''O comunque frutta fresca'' ''Ah. Noi mangiamo poca frutta''. Io al quinto giorno di pane e marmellata (non mi piace la marmellata) avevo la nausea e mi sono buttata sul burro d'arachidi per poi tornare al pane bianco.

Una mattina Andrea ha la felice idea di cercare un dialogo con C. e inizia a dirle la sua su quanto aveva letto circa estrattori e centrifughe, lei lo ascolta svogliatamente (io mi godevo lo spettacolo avendo deciso deciso di non rivolgerle più parola se non per rispondere a domande) ma poi esplode (me lo sentivo) e gli si rivolge stizzita con ''perché mi dici queste cose? Io so già tutto'' ''Mah, per parlare, per confrontarci, scusami'' ''Io le so queste cose, ho più esperienza di te, tu hai solo letto etc''. Io lì sbigottita e al tempo stesso meravigliata per l'autocontrollo di Andrea. Ma non è finita qui, qualche giorno dopo C. scopre che Andrea sta tagliando le arance sul piano di lavoro e non su un tagliere e...

''Andrea ti ho visto! Così mi tagli il piano di bamboo, è costoso sai?''
''Sto facendo attenzione, non sto tagliando il bamboo''

3..2..1

''Eh no perché tu sei molto intelligente ma per queste cose non hai intelligenza pratica, sei tutta teoria ma nella vita bla bla bla''. WTF? Il tutto con un tono saccente e decisamente fuori luogo.
Io ancora una volta basita dal sermone che è riuscita a tirare fuori da un ca**o di piano in bamboo. Mi sarei avventata al collo a mò di mamma leonessa ma decisi che sarebbe stato meglio tacere e rivolgerle il mio sguardo più truce. Ma ancora...
Prima di una delle tante cene C. mi chiede come abbiamo passato il pomeriggio e dopo averle spiegato che ''mah, al solito ci siamo annoiati'' ha il coraggio di rispondere ''ah potevate continuare a lavorare!''. Non ho osato commentare perché avrei potuto rispondere, boh, con le mani?
Quella stessa sera decidono di non avere fame e che avremmo cenato solo io e Andrea mentre tutta la famigliola si sarebbe riunita sul divano per guardare, con tanto di pop corn, un dvd. Non ricordo molto di quell'episodio, so solo che ci sono rimasta malissimo quando al nostro ''buona notte'' nessuno ci ha degnato di uno sguardo e di aver centellinato ogni singolo chicco di riso pur di restare ancora lì ad ascoltare il film. So essere patetica quando mi impegno :)

Mi fermo qui con i racconti ma avrei tanto da aggiungere e mille considerazioni da fare; mi limito a sottolineare che non è stata una bella esperienza (l'avevate intuito?), che non è andata come speravamo (non abbiamo imparato niente, l'ho già detto?) e che quello che avrei gradito sarebbe stato SOLO non sentirmi ogni singolo giorno un peso. Avrei barattato volentieri le lenzuola pulite con qualche chiacchierata e risata in più. Mi resterà il ricordo di S., intelligente come pochi bambini della sua età con la speranza che le sue lezioni di chitarra vadano meglio, che non torni più a casa in lacrime (con la famiglia che lo snobba perché ''sono solo capricci'') perché ''se non faccio chitarra, mamma non mi manda a basket'' e che non si senta più escluso dal ''gruppo dei fighi'' della sua classe solo perché più intelligente e più basso degli altri.

Il mio consiglio agli host del WWOOF? Se non siete umanamente in grado di ospitare ragazzi nel vostro spazio vitale e invalicabile, pagate degli operai.

Sono sopravvissuta!

Prima esperienza da wwoofer terminata, adesso mi restano 24 ore di tempo per mettere in valigia l'impossibile (ovvero capi invernali e piumoni vari) da portare in Puglia. Passeggeri dell'IC 605 iniziate a tremare e fatemi largo. Quattro valige verranno con me, si tratta della prima tranche di trasloco, dal momento che le cose meno indispensabili le lascerò a Firenze da Andrea quando saluteremo definitivamente Forlì - a fine maggio. Vi parlerò presto della mia esperienza in Abruzzo, intanto vi ricordo che a inizio Maggio ne faremo un'altra in Toscana prima del grande viaggio!



I miei adorati stivali viola mi hanno regalato delle vesciche non indifferenti, maledizione.

Mollo tutto e...


Insomma, che diavolo avrà mai in mente questa sciagurata che trascura il blog da mesi? Pronti?
Io e Andrea facciamo fagotto, diciamo addio alla triste vita forlivese e diventiamo WWOOFER. 
Chi di voi sa cos'è il WWOOF alzi la mano! Voi altri, inforcate gli occhiali: 

World-Wide Opportunities on Organic Farms (WWOOF Opportunità globali nelle fattorie biologiche) è un'organizzazione che mette in contatto le fattorie biologiche con chi voglia, viaggiando, offrire il proprio aiuto in cambio di vitto e alloggio. Questo permette a persone che vivono realtà urbane o hanno vissuto in campagna nel proprio paese di toccare con mano l’esperienze di vita e la scelta dell’agricoltura biologica nel proprio paese o all’estero.

Vi ho scioccati eh? Ma chi io? Quella che lava i piatti con i guanti? Quella a cui fanno schifo i peli nella doccia? Ebbene sì. Tutta colpa di Casper, è stata lei a dirci di questa associazione di volontariato (ha fatto un paio di esperienze in Italia) raccomandandoci di dare uno sguardo al sito. Tempo 24h eravamo già tesserati. Ci abbiamo pensato bene? SI. Abbiamo paura? NO. Siamo sicuri sicuri? AL 100%. Siamo impazziti? Forse. Il nostro obiettivo è fare un paio di esperienze in Italia per capire se questa realtà fa per noi per poi andare all'estero e approfittare così di migliorare la nostra conoscenza dell'inglese. Che credevate che mi svegliavo una mattina e decidevo di andare a fare del bene agli sconosciuti così, aggratis? Ovviamente no! Tutto è partito dalle sconfortanti offerte di lavoro e dell'ottima conoscenza dell'inglese blablabla che non possediamo. Wwoof non significa vacanza (ci tengono a sottolineartelo mille volte. Ok, ok, ho capito!) quindi, almeno per quanto mi riguarda, le testate al muro non mancheranno. 
I 'voglio tornare a casa, voglio la mamma, voglio il mio letto, ho i calli alle mani, ho le unghie nere, voglio il mio water' saranno all'ordine del giorno (almeno fino a quando Andrea non mi fa scomparire misteriosamente in una buca) quiiiiiiindi restate su questi schermi anche solo per il gusto di percularmi e dirmi 'te l'avevo detto, sei la solita avventata'. MUHAHAHAH
Però ecco, allo stesso modo due anni fa ho deciso di diventare vegana e posso garantire di non essermi mai pentita. Io sono così: se ci penso troppo alla fine rinuncio, se parto in quarta mi do la carica via via. Mi chiamavano la donna diesel. Dovesse andar male, giro i tacchi e torno a casa (sì?!). Cosa che se avessiifatto anni fa, a quest'ora non sarei laureata. Quindi, con la giusta dose di ottimismo difficilmente non porto a termine i miei obiettivi. L'obiettivo questa volta qual è? Conoscere gente nuova, metterci alla prova in una realtà così diversa da quella a cui siamo abituati, conoscere i segreti dell'agricolura biodinamica, sinergica e del metodo Fukuoka. Bè certo, mica pizza e fichi. Le cose o si fanno bene o non si fanno :)

Dal 31/3 al 13/4 saremo ospiti in un'azienda agricola abbruzzese (con i controca**i, aggiungo io). Lo so, giochiamo sporco, iniziamo con qualcosa di soft giacché di certo non mancheranno le occasioni di dormire sulla paglia (e lì mi sentirò tanto Heidi con le lenzuola tronfie sulle balle di fieno). L'altro giorno siamo andati a comprare i nostri stivali da lavoro e alla cassa mi sembrava di aver posato un paio di Louboutin. 
Giusto per farvi capire l'entusiasmo che ci metto (e i castelli in aria che mi faccio). Ovviamente vi aggiornerò giorno per giorno (spero che non mi mettano ai lavori forzati e che non mi si spezzino le dita!) sulla pagina fb del blog e chissà che non venga voglia anche a voi. La vita è una, no? 
Non vi dico il mazzo che si sta facendo Andrea per contattare le aziende all'estero (sapeste quante) sebbene ricercare solo aziende vegane non è poi così difficile, serve solo taaaanta pazienza. 

Dal 5/5 al 20/5 saremo invece in un'azienda pisana emiliana (Pasqua me la faccio a casa mia, concedetemelo! Ho due genitori disperati da confortare) tra le colline toscane a curare orti, giardini e case di paglia. Dal 21 si riparte con la storia del trasloco e degli scatoloni. Aiutooo!

Ma non è finita qui, dita incrociate per noi perché a Giugno (fateci l'in bocca al lupo) potremmo prendere l'aereo e dopo circa 36ore arrivare a.......


p.s. ah sì, dimenticavo di dirvi che ho dei meravigliosi stivali viola. Viola ragazzi miei. Chevvelodicoafare.

V-DAY

Mi sono laureata (l'ho già detto?). Il mio incubo universitario è finito alle 14.50 di una giornata piovosa, in una triste cittadina romagnola. Gli unici momenti che meritano di essere menzionati sono: l'arrivo di mio fratello (e con esso il mio cuore colmo d'amore e gioia), della mia amica Nina (e anche qui il mio cuore è stato messo a dura prova) e l'istante in cui - non ricordando chi fossi, dove mi trovassi e cosa ci facessi lì impalata come una giraffa in rigor mortis - ho sentito le campane e gli uccellini cantare mentre qualcuno vestito da Batman pronunciava il mio nome seguito da 'la proclamo Dott.ssa in Economia e Commercio'. 
E' andata più o meno così. Il resto ve lo risparmio. Vi dico solo che a testimonianza di quanto la gente mi voglia bene e mi conosca sono stata omaggiata dei fiori più disparati (e io odio i fiori, fine della storia). Sono una persona coerente e la mia vita non si è risparmiata neppure nel giorno più atteso della mia tormentata carriera universitaria. Give me five, Karma.


Nei giorni seguenti, la domanda più quotata è stata certamente ''e ora cosa farai?'' a cui ho risposto ''un po' di cazzi miei, tu quando cominci con i tuoi?''. Come se non avessi diritto alla nullafacenza, come se dovessi prendere immediatamente la zappa e mettermi a spalare me.lma. Sono rinchiusa nel mio bozzolo (c'è il wifi ed è grazie ad esso che riesco a restare aggiornata e a scrivervi) in attesa di diventare una farfalla, direbbe Paris Hilton. 

Forlì proprio nel momento in cui decido di abbandonarla decide di inserire nella mia vita un nuovo personaggio (sono del parere che il Karma giochi a The Sims, che tutta la vita lo sia in fondo, no?): Casper. Casper vive a 5 metri dalla mia porta ed è una ragazza che ha mille impegni ed altrettante idee. Eventi in cui ho, senza discrezione alcuna, deciso di imbucarmi. Ne consegue che durante la settimana ci sono diverse serate a tema (niente di frivolo e io amo il 'niente di frivolo'), c'è solo l'imbarazzo della scelta e gli unici requisiti richiesti sono: tempo libero e tanta curiosità. Ci sto. 
Ho tutto. Quando si va? Cosa si fa? A che ora? Casper è una ragazza interessante e con diversi aspetti in comune ai nostri (sì, ci ho trascinato anche Andrea, inizialmente scettico). 
E' sempre molto entusiasta quando le comunico che ci saremo e ricordo di essermi liquefatta quando la prima volta mi ha risposto con 'non vedo l'ora, finalmente facciamo qualcosa insieme'. Capite vero? C'ero alla proiezione di Werner Herzog, al seminario sul turismo responsabile, alla cena della Sharing Economy. Insomma, solo cose impegnate noi. 
E io amo le serate impegnate, il posto al pub ve lo lascio volentieri. Martedì ho un impegno, giovedì ho un impegno, nel fine settimana idem. 
Ahhhhh, io amo tutto ciò, amo le persone che mi arricchiscono, che mi fanno venir voglia di alzarmi dalla sedia, indossare il cappotto e vivere. Amo le persone che hanno carattere, che fanno promesse e le mantengono, che sanno riconoscere l'amore vero da quello malato, che non stanno tutto il giorno a piangere e lamentarsi per poi commettere gli stessi errori, sempre, ripetutamente e ti viene voglia di dire 'ma vaffanc*lo, ho solo perso tempo'. Amo le persone che hanno il coraggio di cambiare, di mettersi in gioco, di rischiare.

Forlì mi spiace, la nostra relazione sta per giungere al termine, ti ho concesso ore, mesi, anni per darmi un segno; anni in cui mi sono sentita vuota e inutile in una città che non aveva nulla da offrirmi. Sei proprio stronza, Forlì. E sai che c'è? C'è che probabilmente mi mancherai. Vaffanc*lo.







Casper avrei tanto voluto conoscerti prima. Siamo in gamba, io e te.

Che ne sarà del blog?

Oggi.


20 febbraio.


Mi sono laureata.


IO. MI. SONO. LAUREATA. 

Se lo trovate morto arrestatemi.

Ho tenuto fede al mio fioretto e sono quasi due mesi che non mi mangio più le unghie; passo tutto il giro ad ammirarmi le mani e a chiedere ad Andrea quanto bene mi stia lo smalto rosso.
Giornate faticose insomma. Sfodero la tattica evergreen del 'Andre, falli tu i piatti oggi se no mi si sbecca lo smalto, tu non vuoi sentire le mie lagne vero?'. Funziona, giuro.
In compenso, per sdebitarmi, do sfogo alla mia voglia di sperimentare nuove ricette (avete letto bene, sto diventando una vegana pro), roba che l'altro giorno ho sfornato una ciambella agli agrumi da far resuscitare Shane e Lori* da quanto era buona. Oggi ad esempio ho esordito con 'Andre, tu studia, al pranzo ci penso io' e quando l'ho chiamato avevo apparecchiato e messo in tavola uramaki e futomaki con tanto di bacchette. Nel mentre, Pennello, pensando bene di farmi un piacere, mi si è attaccato alle costole per raccontarmi le sue ultime vicende sentimentali.
Ero lì che annuivo a denti stretti imprecando contro il riso che mi si attaccava ovunque quando all'improvviso mi fa 'sono in ritardo ma vederti fare il sushi è fantastico'. Trombe e vuvuzele in sottofondo. Sarà che oggi è San Valentino e l'avrei abbracciato, commossa, ma ho deciso che era meglio limitarmi a sorridere e ringraziare. Vai viaaaa.



Di recente abbiamo discusso, per farla breve: io mi incazzavo e lui continuava a biascicare una serie di 'mi dispiace ma' 'lo so ma io sono così', con Andrea che assisteva al tutto ripetendo 'vabbè dai basta' prima di essere fulminato dalla sottoscritta. Il motivo? Gli tocca il turno di pulizie una volta (e sottolineo una) al mese e nemmeno quella volta è in grado di completare il tutto nel giro di qualche ora. Lo scenario è sempre lo stesso: si alza alle 12:30, inizia a pulire la cucina (mi si iniziano a gonfiare le gote e ad uscirmi il fumo dal naso perché sarebbe ora di cucinare) fino a quando non si rende conto di dover mangiare, quindi si interrompe e inizia a cucinare. Lui.
Passano le ore e la cucina è ancora inagibile, con detersivi e pattume ovunque e lui chiuso in camera a mangiare (passano altre ore).
Riprende alle 16:00, squilla il cellulare, molla tutto così com'è ed esce. Il resto lo sapete.
Alle 21:00, la cucina è ancora sporca, io sono incazzata e il bagno è ancora intonso. Torna, si scusa, io lo ignoro e il giorno dopo ricomincia a spizzichi e bocconi.
Ma l'ultima volta sono esplosa, ridendo entra in cucina e ci fa 'ragazzi HAHAHA io non ce la faccio proprio HAHAHA abbiamo orari diversi HAHAHA'. 3...2..1.. scoppia la guerra.
Qualche giorno fa è tornato a casa sua e ci è restato dieci giorni, un sogno. Un ordine e un silenzio in questa casa che a momenti sentivo il sangue scorrermi nelle vene. Meraviglioso.
Varca la soglia di casa e tempo un'ora ha già combinato un disastro: causa polpettone del padre (cit.) ha intasato il water. Non serve che aggiungo altro, vero? Ero lì che battevo la testa al muro e continuavo a ripetermi perché a meeee, perché. Lui imbarazzato continuava a ripetere di dover andare in biblioteca a studiare ma allo stesso tempo di non volerci lasciare -letteralmente- nella mer*a. Credo che abbia versato il mondo in quel water per sbloccare la situazione, coca cola compresa. Abbiate pietà di me. Non ridete.

Andre andiamo a vivere da soli. Io ti amo e tu lo sai.







*quanti hanno colto?

Autogestione.

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Sono tornata al paesello dopo mesi, 'una settimana senza Pennello' continuavo a ripetermi mentre disponevo meticolosamente jeans e pullover in valigia. Inutile dire che al Sud c'è stato un sole pazzesco fino al giorno prima del mio arrivo. Inutile dirlo. Una settimana di pioggia e freddo.
Oggi però vi scrivo da 4lee, sciarpa e guanti anche in casa. Ma anche questo è inutile dirvelo.
Quando si dice goditi il presente e non pensare al futuro. Ben mi sta.

Dicevo, una settimana e nella mia mente si affollava una serie di immagini catastrofiche ma prima tra tutte il profilo di Pennello che si aggira per casa, nudo, con un cartello al collo e la scritta 'AUTOGESTIONE'. Panico. Terrore. E' solo un brutto sogno, Emy. Rilassati.

'Ciao Penny ci vediamo tra una settimana, c'è dell'insalata in frigo, fanne buon uso'.


Giorno 7: svolto a destra e, terrorizzata, mi rendo conto che la casa è ancora in piedi, nessuna puzza di bruciato, nessuna corona di fiori è fuori al cancello, la cassetta della posta è vuota, non c'è dell'organico riversato alla bene e meglio in strada. Il peggio è passato, mi sono detta.
Forza e coraggio che si entra. Un sms di Andrea mi informa che Pennello è andato via 48h prima e che non ha fatto ritorno. 'Non ti ha detto dove andava?' 'Non ricordo, come per la maggior parte delle cose che dice, non ho prestato attenzione'. Fantastico!
Varcata la soglia di casa Penny mi accoglie con un sorriso disarmante (giuro, mi sono sentita una merd*na!) e di li a poco ha iniziato a chiedermi come stavo, cosa ho fatto, cosa ho mangiato, ecc ecc... E' stata una sensazione strana (ero quasi commossa hahaha) ma dal suo sorriso ho capito che era felice di rivedermi (forse felice è esagerato?) e mi sono sentita come quelle maestre stronze che rivedono i loro alunni dopo decenni e si sentono dire 'grazie a lei ho imparato molte cose, alcune delle quali mi sono state di estremo aiuto nel corso del tempo'. Quindi ecco sarò anche stronza, autoritaria e nazista (cit.) ma se Penny è felice di rivedermi vuol dire che lascerò la mia impronta nel mondo. -fine del momento strappalacrime, mettetevi comodi-

-Che danni hai fatto? Sentiamo! Sono pronta a tutto!
-Ho solo rotto il bicchiere con i barbapapà versandoci del caffè bollente.
- ...
-Bè in confronto alla bottiglia d'olio in frantumi faccio progressi, no?
- ...
-Era il tuo bicchiere preferito?
-SI!
-Avresti dovuto vederlo, si è crepato in cinque pezzi.
- ...
-Ho anche fatto una foto!

Disse quello che vedendomi fotografare la lasagna vegana (capitemi, era un momento storico!) homemade esordì con 'noooo, ma quanto sei hipster!'.

Pennello 1-0 Emy segnatevi questo avvenimento.
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