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Lanzarote: vi racconto il mio viaggio

(parte 1)

Approfitto di questa pessima giornata piovosa e forlivese per raccontarvi della mia (necessaria) vacanza sull' isola di Lanzarote, alle Canarie. Lanzarote è famosa per i suoi vulcani, in particolare per l'eruzione del 1730 durata sei lunghi anni. L'isola infatti è caratterizzata da immense distese di lava solidificata, di cenere, lapilli, anfratti rocciosi e decine di crateri. Roba che sono stata incollata al finestrino dell'auto per tutto il tempo, con gli occhi sbarrati e l'espressione inebetita. Indescrivibile.


Giorno 1: dopo sei lunghe ed estenuanti ore in aeroporto, a Bologna, e dopo quattro ore di aereo siamo finalmente a Lanzarote. Ci consegnano la macchina (Payless, Fiat Panda: impeccabile!) e raggiungiamo Puerto del Carmen (abbiamo alloggiato presso Apartamentos Las Acacias: consigliatissimo! Economico, a pochi minuti da Avenida de las Playas e dai supermercati). Rifornimento di frutta e dritti in spiaggia. Il clima è perfetto: umidità tollerabile e caldo sopportabile per tutta la durata della vacanza, a parte qualche nuvola passeggera.
Unica pecca: in generale non c'è granché da fare la sera, salvo romantiche passeggiate sul lungo mare e capatine nei negozietti di souvenir.




Giorno 2: cartina alla mano, diretti al mercadillo di Teguise. Le stradine di Teguise si animano solo la domenica, con mille bancarelle e musica dal vivo. Lasciamo la macchina in un parcheggio vicino e ci inoltriamo a piedi. Un must sono i gioielli fatti a mano impreziositi da pietre laviche e olivina, come anche i prodotti di bellezza all'aloe vera (causa restrizioni del bagaglio a mano, non ho potuto portare a casa nessuno di questi miracolosi flaconi, dannazione!). Ho lasciato un pezzo del mio cuore alla bancarella dei churros e un altro a quella delle papas arrugadas.


Di nuovo in marcia ma questa volta verso la zona più settentrionale dell'isola. Mirador del Rio
offre il panorama più spettacolare di Lanzarote, si affaccia sull'isola Graciosa ed è una delle cinque attrazioni incluse nel biglietto turistico (costo complessivo 30 euro) seguita dalla Cueva de los Verdes, 1km di tubo lavico percorso con l'ausilio di una guida.


Labirinti sotterranei e grotte mozzafiato, in una delle quali è presente un auditorium che ospita concerti musicali con cadenza mensile. Al termine della visita, la lava solidificata offre una piacevole sorpresa (non fate come Andrea che se l'è rovinata!).
Abbiamo concentrato le attrazioni a nord dell'isola in un unico giorno, in modo tale da poterci fermare di tanto in tanto e godere dei panorami che da soli costituiscono un' attrazione imperdibile: le strade passano tra queste immense distese di lava e vulcani imponenti (Andrea ha maledetto più volte il fatto di essere alla guida mentre io non riuscivo a contenere il mio stupore!).
A pochi passi sono situati gli Jameos del Agua, i quali devono il nome alla presenza di un lago interno, situato sotto il livello del mare e popolato da minuscoli granchietti albini. Si tratta di una formazione geologica, all'interno del tunnel vulcanico derivato dall'eruzione del vulcano Monte de la Corona. Visita breve e interessante, inclusa nel biglietto.



Ultima tappa è il Jardin de Cactus, realizzato da Cesar Manrique. Si tratta di un anfiteatro suggestivo con millemila cactus da ogni parte del mondo, dai più classici e imponenti ai più teneri ed esclusivi. Da non perdere.



Giorno 3: Playa de Papagayo, a sud dell' isola. Una spiaggia meravigliosa all'interno di un parco naturale protetto (l'ingresso costa 3euro e ne vale decisamente la pena). Acqua gelida e cristallina. Colti di sorpresa dai numerosi nudisti e armati di maschera e boccaglio ci siamo goduti questa esperienza a totale contatto con la natura. Della serie: cose che non avresti mai pensato di fare.
A pochi metri altre spiagge (Caleta de Congrio, Puerto Muela) caratterizzano la costa ma per me il primo premio va a Papagayo. Se passavate da quelle parti avrete di certo notato Andrea che tagliava a metà un melone con un coltello da trenta centimetri, fregandosene di tutto e tutti.


Dopo aver cenato a Playa Blanca (memorabili i miei dieci minuti di sclero immotivato!) e aver passeggiato al porto Marina Rubicon mi sono concessa dieci minuti davanti allo specchio ad ammirare la già evidente abbronzatura agognata.

Giorno 4: diretti ad El golfo, sulla costa occidentale. Suggestiva e imperdibile è certamente la laguna verde (merito dell'olivina) all'interno di un cratere formatosi direttamente sulla costa.
Per raggiungerla è necessario percorrere una montagna di sabbia e pietre (decisamente instabile) in cui ho creduto di rimetterci le penne.


Dopo essermi rifocillata con una deliziosa baguette del luogo, abbiamo raggiunto Los Hervideros: una scogliera lavica incantevole, con percorsi e terrazzine ricavate all'interno.


Prima di recarci al Parco Nazionale di Timanfaya, ci siamo fermati per qualche minuto ad ammirare le Salinas de Janubio all'interno di una laguna di origine vulcanica, estese per centinaia di metri. Il Parco è una delle mete più incantevoli, sembra di essere sulla Luna. Lo si percorre, purtroppo, in pullman con un giro di 40/50 minuti. La guida raccontava dell'eruzione avvenuta nel 1700 e in alcuni punti mi ha assalita una malinconia improvvisa. Non so spiegare il motivo, è stato un turbine di emozioni. Al termine del giro, viene mostrato un vulcano ancora attivo e alcuni gyser artificiali. Consiglio di pranzare al ristorante del posto, la vista merita ancora qualche minuto.



Non paghi di tanto splendore, nel pomeriggio, abbiamo raggiunto la celebre spiaggia dei surfisti, ovvero Caleta de Famara (credevo di rifarmi gli occhi stavolta, dal momento che Andrea per tutta la durata della vacanza ha potuto godere di fanciulle in topless non indifferenti, ma anche di ottuagenarie disinibite). Spiaggia stupenda, panorama instancabile e meraviglioso.
All'interno dei tipici muretti in pietra lavica (cociovi) abbiamo goduto di un po' di tregua dal vento e ammirato le onde.



Giorno 5: siamo tornati a nord dell'isola ma questa volta per fermarci a Caleton Blanco. A causa del brutto tempo (ha piovuto per qualche minuto ma il cielo è rimasto coperto per tutta la giornata) non abbiamo goduto appieno dello splendido panorama. Una lunga distesa di sabbia bianca, anticipa e caratterizza una sorta di piscina naturale dall'acqua bassa e molto fredda.




Altre coppie, come noi, se ne sono fregate del brutto tempo e si sono immerse in quei pochi minuti di sole. Memorabile la mia figura di mer*a con dei turisti spagnoli.
Prima di tornare a Puerto del Carmen, abbiamo superato Orzola per un paio di km e raggiunto Mojon Blanco, per essere sicuri di aver immortalato tutto il Blanco possibile.


Giorno 6: è il penultimo giorno e decidiamo di rilassarci in una spiaggia vicina, Playa Chica, riservata e tra gli scogli (o forse dovrei dire ancora pietra lavica?). Indimenticabili le orde di subacquei per i quali Andrea ha provato profonda invidia (in realtà più per le mute che per il resto).

Giorno 7: decidiamo di chiudere la vacanza salutando il mare a Playa Quemada, dalla caratteristica sabbia nera. Anche qui nudismo rulez ma quello che non dimenticherò mai è il percorso ripido e sterrato, rigorosamente a piedi, impreziosito da mie numerose ed eterogenee imprecazioni (Andrea davanti continuava a ripetere quanto io non fossi abbastanza selvatica, contribuendo ad incrementare il mio disappunto), che mi ha permesso di raggiungere la spiaggia.




Al ritorno, abbiamo scoperto che la scalata verso la morte era evitabile percorrendo una scorciatoia tra gli scogli (che volpi siamo!).

Giorno 8: ''Andre insomma è l'ultimo giorno?'' ''Sì''. Superato il gate con alcune banane e qualche pietra lavica in valigia, siamo arrivati a Bologna alle 15:00. Auto, aereo, pullman, treno e bici, tutto in 10 ore. Altro che Triathlon. Abbiamo disfatto le valigie e siamo andati a letto distrutti e malinconici.

In sostanza, consiglierei questa meta?
Assolutamente sì, se amate la natura in tutti i suoi aspetti (non vi è flora a Lanzarote, ribadisco!) e volete concedervi una settimana di pace interiore, è il posto che fa per voi.
A questo post seguirà quello relativo al cibo perché sì, si può essere vegani e felici anche alle Canarie.

Wrecking ball. Le mie.

Li sentite anche voi i 'porca eva' di la? E' Andrea che guarda la Fiorentina. 
Le sentite anche voi quelle frasi sconnesse dalla finestra? Sono i vigili del fuoco che ci tengono a farci sapere che jhznxiuqka. Ecco. E' domenica. Se aguzzate le orecchie riuscirete perfino a sentire i tifosi allo stadio e le cassiere del Conad felici all'idea di tornare a casa per farsi un mazzo tanto. Insomma, un bel quadretto. E poi ci sono io, coi pantaloni alla zuava e una maglietta che pubblicizza narcotici, che mi fisso i piedi.

Dove eravamo rimasti?
Ho una dirimpettaia vegana e un coinquilino quasi vegetariano. No, Andrea non ci ha ripensato. Sì, Insy ha tagliato la corda. Sì, sono molto felice. Sì, io con i maschi vado d'accordo. No, Andrea non è geloso (al momento?!). Sì, sono molto felice. Sì, ciaoinsytantebellecarecose. No, non me lo sono cercato. Sì, è stato tutto un caso.
Sì, ne sentirete delle belle.



Iniziate a tremare, i vegani conquisteranno il mondo MUAHAHAHAHA


Quella disgrazia chiamata amore.

E' stato mentre passavo l'aspirapolvere che ho deciso di scrivere questo post. Le parole scorrevano veloci nella mia mente tanto che ad un certo punto ho pensato sarebbe stato meglio spegnerlo per fiondarmi al pc. Ha prevalso il buon senso, ho riavvolto il filo solo dopo aver assolto ai miei doveri di massaia rimasta a casa mentre la famiglia è al mare. Risultato?
Non ricordo più cosa avrei voluto dirvi ma in compenso ogni singolo granello di polvere è finito nelle fauci del malefico elettrodomestico. E' qui accanto a me, l'ho lasciato in modo tale da poterlo contemplare nella speranza che mi illumini nuovamente.
Ricordo che mentre, sotto minaccia materna, tiravo avanti il letto per non dare modo alla polvere di copulare indisturbata, alla radio davano Alfonso-Levante e mi sono ritrovata a ripetere con particolare enfasi quella frase che fa u-uh-uh-uh-uh-uh che vita di mmmmmerdaaaaa.
Ahhhh. Mi sono proprio sfogata. Complice il fatto di essere sola e di poter dire liberamente ogni genere di parolaccia. Dovete sapere che in casa mia ogni genere di espressione gergale e/o scurrile è bandita. Quando faccio notare a mia madre, in preda a un fragoroso Vaffa, che ha infranto la regola, lei sorridendo mi risponde ''io sono sposata, posso''.
Detto ciò, è a causa del fatto che sono a Forlì da X anni, lontana da orecchie familiari, che ho preso pessima l'abitudine di infilare la parola cazzo in ogni frase.
E' disdicevole per una signorina, lo riconosco ma non riesco a controllarmi. Mi perdonerete.
Qualche giorno fa però ho egregiamente aggirato la suddetta regola esclamando ''Màààà però che palleeee'' e mia madre dalla stanza affianco mi ha prontamente urlato ''Ma però non si diceeee''. Son troppo ganza io, avevo gli occhi lucidi per la commozione. I'm trasgressive, I'm anarchic.
Settimana scorsa al mare, mia cugina (età: anni venti) si è rivolta alla sua nipotina (età: anni due) dicendole ''quanto sei stupida'', mia madre ed io, rabbrividendo, ci siamo capite con uno sguardo che era un misto tra sdegno e intesa. Give me five, mum.
Quindi ecco, salvo rare occasioni, ringrazio mia madre per avermi insegnato le buone maniere.
Mamma io da grande voglio essere come te anche se spesso penso il contrario, ciao.


Perché sono rimasta a casa? Potrei cominciare col parlarvi di questo, tanto il perchè del 'che vita di merda' è facilmente intuibile. Non l'ho deciso io sappiatelo, è stato il quaderno di matematica a suggerirmi di farlo e dopo una lunga e animata discussione con il suddetto, sono giunta alla conclusione che sì, era proprio il caso di assecondarlo.
Vi è mai capitato di studiare e di distrarvi pensando agli escamotage più disparati per smettere di farlo senza sensi di colpa? Ai tempo del liceo, la tasca quadridimensionale di Doraemon è stata la mia fonte di ispirazione. Bastava chiedere e quel fottuto gattaccio in sovrappeso esaudiva ogni desiderio. Spesso, tra un paragrafo e l'altro mi ritrovo a sperare di memorizzare il contenuto di un libro semplicemente poggiandolo dieci minuti sulla testa. Et voilà! Quand'è l'esame, domani? 'Nnamo regà!
Ma l'idea del secolo mi è venuta mesi fa, in preda all'ansia pre-esame di microeconomia. Ho desiderato possedere una tipografia. Avrei stampato formulario e quaderno sulla parte anteriore di una felpa (sul retro qualche citazione di Fabio Volo, a mò di repellente!!) che da lontano non sarebbe sembrata altro che una disgustosa felpa da destinare alla Caritas. Sarebbe stato fantastico, altro che scritte sotto la suola delle scarpe.
Io sono troppo avanti e lo studio resta indietro (cit.)

Ognuno ha un peso da portare con se'' dice Neffa. Ecco và, vado a mettere l'aspirapolvere a posto che è meglio.

P.S. Siete in vacanza? No? Allora descrivetemi le vostre fantasie da studio più perverse e geniali. Passo e chiudo.

Passion Fruit Raw Food a Rimini: esperienze nude e crude.

Come vi avevo preannunciato su facebook, venerdì scorso ho fatto una capatina alla gelateria Passion Fruit a Rimini, di recente inaugurazione, tra le cui specialità (granite siciliane, composizioni di frutta, frullati, centrifugati, estratti e gelati (anche con latte di soia) prevede anche menu crudisti. Cos'è il crudismo, vi starete chiedendo (no? leggete e zitti). 
Per raw food si intende appunto cibo crudo, anche detto cibo vivo, quindi allo stato naturale o al massimo essiccati ad una temperatura non superiore ai 43°, intendendo con questo il mantenimento di tutte le proprietà organolettiche, dalle vitamine ai minerali agli enzimi.

Quindi, cosa mangiano i crudisti? Verdura, frutta, semi e frutta secca.
Non viene aggiunto nè zucchero nè alcun tipo di farina di cereali quindi tutti i cibi crudisti sono adatti ai celiaci (ottimo, no?).


Confesso di essere stata per lungo tempo un po' scettica al riguardo, in quanto per nulla al mondo potrei rinunciare a pane e pasta (avevo detto così anche delle mozzarelle dite? Avete ragione) ma dal momento che adoro sperimentare ogni cosa ed essendo Rimini sufficientemente vicina a Forlì, ho deciso di sperimentare per voi. 

Il menu del giorno prevedeva i classici spaghetti di zucchine (gli zucchinetti ndr.) conditi con basilico, mandorle e pomodorini, cracker di semi di lino essiccati e un happy burger (un ''burger'' vegan, con peperoni, pomodori e altre verdure). Tutto squisito se non fosse per la quantità. Rapporto quantità-prezzo decisamente deludente (5 euro per un misero burger sono troppi!). Questa inoltre la foto su facebook che mi ha tratta in inganno: qui. Dannazione! Happy burger but sad me.


Cous cous raw (ottimo e molto estivo, super consigliato!) con verza.


Crostatina con crema alla vaniglia e frutta (non so voi ma appena ho letto il prezzo sono impallidita: 5 euro, 2 cm di crostata), bon bon (3 pezzi, 1euro) e biscotto crudista (2 pezzi, 1 euro). I dolci sono deliziosi: chi non ama il cocco e le mandorle?.


Ribadisco, tutto buonissimo ma prezzi decisamente stridenti con la quantità fornita e questo secondo me lascerà a pancia vuota numerosi clienti abituati alle ''abbuffate''. 
La posizione del locale non è proprio ottimale, infatti é la parte opposta della strada ad essere quella più trafficata e ''da passeggio'' visti i numerosi locali e negozietti.
Cibi sani, nuovi, decisamente poco conosciuti (ahimè) ma non troppo valorizzati; poca visibilità è infatti data alla scritta raw food (un peccato, i turisti non mancano di certo) al contrario della più gettonata gelateria frutteria. 

Super consigliato il gelato. Era ormai un anno che non mangiavo un cono al pistacchio e nocciola.
I coni (o cialde) sono infatti privi di latte e uova (evviva, niente più odiose coppette di carta!) e il gelato al pistacchio è buonissimo (mai, da nessun'altra parte, ho trovato il pistacchio con latte di soia).

Cibo ottimo ma se devo fare un appunto è sulle porzioni un po' misere: il locale è aperto da poco e confido nel fatto che le quantità vengano riviste. Vi consiglio certamente di recarvi sul posto dal lunedì al mercoledì perché è presente Daniela, che potrà deliziarvi con numerose altre preparazioni (anche qui, se posso permettermi, scelta decisamente sbagliata, avrei puntato di più sul week end).

La gelateria frutteria Passion Fruit si trova in viale Regina Elena, 54 a Rimini, il servizio è take away e l'orario di apertura è dalle 10 alle 24. Se ci andate, non mancate di farmelo sapere.






post non sponsorizzato      

Il classic menu dei romanzi rosa.

Se c'è una cosa che odio dei libri, sono i libri che trattano storie d'amore. Tuttavia, finisco sempre per chiuderne uno e aprirne un altro. Lo chiamano masochismo. Non starò qui ad elencare titoli, me ne vergognerei parecchio, sappiate solo che non si tratta di Harmony.
Parliamone. Lei è sempre -l'ormai banale- donna post separazione (lui è morto, lui l'ha mollata per un'altra, lui si scopre gay e via così) che giura solennemente a se stessa di non volersi più innamorare. Tempo 10 pagine e te la ritrovi lì che sbava sul barista che le versa gin tonic come fosse acqua e aspirina per alleviare le pene d'amore.
Ma lei no, perdindirindina no, non si innamorerà, lo giura sul rum e pera.
Tempo 20 pagine è nel retro bottega a fotografare la collezione di farfalle. Ma lei no, non si voleva innamorare. Tempo 60 pagine, si trasferisce da lui e copulano come ricci, al mattino, dopo pranzo, prima della pennica, prima di cena, dopo cena. Ottimo, altro che Brioschi.

Poi c'è lei, quella che gli uomini so' tutti stronzi, che mo ve' meno a tiro a tutti. Si avvicina il bello del college e lei se la tira (tirarsela is the new repellente) come fossero tagliatelle fresche all'uovo.
E lui che fa? Accetta la sfida, è la donna che fa per lui (maddai? non l'avrei mai detto), tutte cadono ai suoi piedi ma lei no, lei è impassibile, deve essere sua. Tempo 20 pagine, è al party di fine anno che fa a cazzotti con uno che ci prova con lei (spesso lei è in bagno con uno che tenta di stuprarla ed arriva lui, a mò di apparizione divina) e sangue e budella e brandelli vari sparsi sul muro.
E lei ''oh mio eroe'' seguito da ''ma allora è geloso! ma allora è cambiato!''. Sì perché lui solitamente se le tromba tutte a tiro e al mattino è tutto un ''arrivederci e grazie''. Non ve lo sto nemmeno a dire come finisce, no? Foto appese al muro, appartamento vista mare, i preservativi li buttiamo che tanto non ci servono più, Enzo Miccio ad organizzare il matrimonio. Sì, lo so, solo letture impegnate io.

Poi c'è lei, single, incazzata con il mondo e l'amica storica fidanzata con un reperto archeologico. L'amica è sempre lì che la sprona ad uscire, e vieni qui, e vai lì, e ti presto questo e mettiti quello che oggi trombi sicuro. Ma no, lei no, non si è depilata l'inguine e non lo farà per non cadere in tentazione. Varcata la soglia del pub, direzione free drink, tempo 10 pagine è nel guardaroba a limonare duro con uno che ''ma come non lo conosci? Quello è Richard Ravensburger (nome pomposo a caso!), lo vogliono tutte, che culo hai amica mia?''. Pacche sulla spalla, gridolini isterici di eccitazione, girls power abbestia e via a rifarsi il trucco per tornare il pista. Che sballo.

Ma veniamo alla parte migliore. LUI. Lui nella maggior parte dei casi ha un passato tormentato (vedi poker, lotte clandestine nello scantinato del vecchio frantoio) e non ha mica voglia di impegnarsi, però l'ormone che balla il twist CELA. E niente, prima una, poi l'altra e n'altra ancora, come fossimo ai provini di Jersey Shore. Ed è bello, ragazze mie quanto è bello? E' sempre bello, laccato, muscoloso, tatuaggi tribali sulle chiappe che scosta un po' lo slip che sò curiosa?.
Deve andarvi proprio male e si tratterà di uno spiantato che però è un genio, un fuoriclasse del baseball, sempre biondo, solitamente riccio e spettinato che fa tanto roar! E che non te lo fai uno così? 'Spetta un po' che mi inciprio il naso e torno, nun te move.

Però, però, però, potrà capitarvi di imbattervi in Lui, il vero Lui, lo scarto dei romanzi new adult. Ricco, casini in famiglia (che finchè mi passano gli assegni e mi fanno il pieno alla Porche, va bene!), lo incontri a fare l'autostop in Arizona perchè c'ha troppo sbatti di prendere l'aereo e ha voglia di cambiare vita, che si sa uomo avventuroso sempre focoso (era così, no?).

Oppure lui (il migliore!!!) quello che l'ha vista lì sola, a fare la fila al Conad e non sia mai che qualche pervertito le faccia del male, che le raccoglie lo spicciolo caduto alla cassa, che le sorride e ''ti va un milkshake qui dietro l'angolo?'' e che fai non accetti? E' uno sconosciuto sì, ma se avesse voluto farmi del male, mi avrebbe già picchiata a colpi di carrello e mi avrebbe stuprata nel magazzino sul retro. La trama si infittisce. Ed è tutto un offrire qui, lì, ''te lo pago io il coast to coast stai tranquilla piccola'' (quel piccola che vuoi o non vuoi la scioglie) ''poi però andiamo a sbollire a Bali, che tu c'hai i casini tuoi, io ho i casini miei''. I love you baby, you're the sunshine of my life. E te pareva oh.

(continua...)


S.O.S.

Io comunque non ho capito una cosa, da quando google reader è defunto non vi leggo più.
Come diavolo posso fare per ricevere gli aggiornamenti? I più arguti si facciano avanti.
Necessito di un' applicazione android sul cellulare in modo che quando in tv parlano della Fiorentina io possa mettermi a letto, dando le spalle ad Andrea, e leggervi tranquillamente.

Il caffè macchiato, viziato.

C'è che il tirocinio è finito. C'è che mentre tornavo a casa, pedalavo piano e piangevo. C'è che sono troppo sentimentale alle volte ma lo so, mi mancheranno. Mi mancherà la sveglia alle otto, mi mancherà il dottore che spalancando la porta e, ormai non più sorpreso, mi accoglie con un sorriso disarmante ''ah Emilia, sei tu, anche oggi sei la prima''. Mi mancherà attivare il telefono, impostare la schermata delle mail sapendo che a Barbie Capoufficio farà piacere, che mi sorriderà dicendomi semplicemente ''ohh, grazie''. Mi mancherà aprire il libretto, segnare le ore, contare quanto manca alla fine e pensare ''caxxo, manca poco''.
C'è che se potessi domattina mi presenterei in ufficio e direi ''dottore, io voglio stare qui, mi tenga'' per poi pentirmi e pensare a quanto sono patetica.
Mi mancheranno, tutti. Mi mancherà il caffè macchiato di soia. Mi mancherà porgere la bustina dello zucchero al dottore che mi guarda e dice ''no eh, lo voglio anch'io di canna''.
La verità? Mi mancherà parlare con gente che mi vuole bene, che mi ascolta, che mi aspetta e che mi saluta dicendomi un sincero ''a domani''. E io voglio bene a loro. Mi mancherà parlare con gente.
La verità è che ho lasciato una piccola parte di me in quello studio, la storia dello zucchero raffinato, il mio essere puntuale, il mio ''dottore lo chiami e gli dica di venire a pagare santo cielo'', il loro ''Emilia sei una tosta tu'', la pila sistemata dei fogli di riciclo, il mio ''guardate che a sorpresa torno e se trovo i fogli di nuovo ammassati mi incavolo''. Tutto, ogni singolo istante passato in quell'ufficio mi mancherà. Dannazione. (L'avete già pensato che sono patetica?)

''Emilia, lunedì è il tuo ultimo giorno?''
''sì dottore, non me lo ricordi''
''io non te lo firmo il libretto così tu continui a venire''.


La verità è che il libretto è qui, bello che firmato, che attende di essere consegnato. La verità è che continuo a leggere queste poche righe e a commuovermi.
Ho imparato tanto e non mi riferisco a quelle stupide pratiche, nè tanto meno ai codici degli f24 e a come si compila un verbale. No. Ho imparato che non sono così antipatica come la gente mi fa pensare, che sono in grado di instaurare amicizie, che c'è gente che trova piacere nella mia compagnia, che mi invita ad uscire, a mangiare, che si confida. Con me.
Ho due amiche ora, ci sono uscita, ho riso, le ho spronate a farsi avanti con i ragazzi e loro hanno cercato invano di convincermi nel folle acquisto di una gonna a righe.
''Non ci provare a tornare in Puglia senza avvisarci, dobbiamo vederci per un aperitivo'' e avrei voluto tanto risponderle ''ma chi caxxo ci è andato mai ad un aperitivo, Barbie'' così come avrei voluto dire ''Barbie guarda che io non mi piaccio per nulla anche se continui a dirmi che sono bella e che posso mettermi tutte le gonne di questo mondo''. Barbie è stupenda ma non ci crede.
La verità è che tutte le volte ho notato gli sguardi degli altri su di me e avrei tanto voluto prendere a ceffoni quei maschi incapaci di andare oltre le apparenze, di pensare che se una ragazza non è proprio carina non è detto che non abbia nulla da offrire. E se ho pensato questo vuol dire che ho frantumato quella barriera invisibile che mi impediva di voler bene, sinceramente, ad una donna.

C'è che mi hanno insegnato tanto e non mi riferisco ai collegi sindacali nè alla relazione degli amministratori. C'è che una sera, Barbie, accompagnandomi a casa mi ha detto ''grazie per la compagnia'' e io mi sono limitata a dirle ''di nulla, grazie a te piuttosto'' consapevole di non aver detto tutto quello che avrei voluto, racchiudendolo in un semplice e banale grazie.

''Emilia quando ti laurei diccelo che noi veniamo''
''dottore ma no, tanto alla triennale nemmeno si discute la tesi''
''e che importa, tu mandami una mail che veniamo''.

Quando oggi ho salutato tutti, pur sapendo che almeno le Barbie le avrei riviste, ho notato il dottore commuoversi. Caxxo, ho pensato, questo vuole farmi piangere qui davanti a tutti.
Ma non ho pianto. Ho pensato a tutte le cose belle che mi sono successe in appena 100 ore, a tutti i sorrisi e ai loro ''questo non lo sapevo!'' quando me ne uscivo con qualche curiosità delle mie, di quelle che leggo solo io e che stupiscono sempre.

''Emilia l'ho raccontata a mia moglie quella storia che ci hai raccontato ieri''
''dottore, gliel'ho detto che non sarebbe più stato lo stesso''
''e oggi che ci racconti?''

Intelligente.Colta. Brava. Io mi sottovaluto sempre, troppo, e quelle righe mi daranno la forza necessaria a superare gli ultimi ostacoli perché quella mail la devo mandare, la voglio mandare.

E vaffanculo ai vorrei, agli avrei dovuto.
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