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WWOOF EMILIA

E' giunto il momento di parlarvi della nostra seconda e ultima esperienza di WWOOF in Italia. 
I piani prevedevano che il 5 maggio saremmo partiti presso un'azienda in Toscana ma una volta a 4lee abbiamo deciso di disdire e di sperimentare la vita presso un ecovillaggio. Più volte durante la nostra permanenza lì mi sono chiesta ''chissà come sarebbe stato se fossimo andati a Pisa, staremmo meglio forse!'' e ora capirete il perché. 

I miei post a riguardo sono scoraggianti, me ne rendo conto, il mio obiettivo era quello di raccontarvi il meraviglioso mondo della vita di campagna e invogliarvi a provare ma a quanto pare questo compito non spetta a me. Partiamo con ordine. In stazione ad attenderci c'erano B. (tedesco), sua moglie H. (italo-tedesca) e il piccolo E. (un anno e mezzo) che da subito ci hanno fatto una bella impressione, incuriositi dalla nostra scelta ci hanno fatto una serie di domande e descritto in breve la vita all'interno di un ecovillaggio. Dai racconti di H. capisco subito che qualcosa non va, l'ecovillaggio è composto da una famiglia di 4 persone (di questa vi parlerò da un po', ah se ve ne parlerò!) e da B. poiché sia lei che suo figlio appena possono ''fuggono'' in una città piemontese, lasciando il marito e lo stile di vita rurale per condurre un lavoro che un giorno spera (ma non troppo) di poter trasferire qui, tra le montagne. 
Ci spiega che è difficile andar d'accordo quando si è costretti a stare 24h su 24 con la stessa famiglia (ripeto, non c'è nessun altro!), che il loro sogno è quello di realizzare una comunità di almeno venti persone, ciascuna con le proprie abilità e interessi da condividere. Fin qui, mi dico, tutto ok, è normale che si creino delle tensioni dal momento che non si può andar d'accordo con tutti, a maggior ragione se non si è in un condominio in cui chiusa la porta ognuno continua a farsi gli affari propri. L'ecovillaggio si anima tra le montagne emiliane ed ha tra i principi cardine l'ecosostenibilità (maddai?!), ha come scopo quello di vivere con quel che produce (obiettivo non ancora raggiunto all'100%), di ridurre gli sprechi, l'utilizzo di macchine agricole, petrolio e energie non rinnovabili. Tutto bello, ideali meravigliosi ma...

In macchina B. ci chiede della nostra alimentazione e ci spiega che se abbiamo esigenze particolari possiamo comprare (noi, con i nostri soldi) qualcosa al supermercato giacché siamo di passaggio; gli spieghiamo che no, non abbiamo esigenze specifiche e che finché c'è frutta c'è speranza. Nell'ecovillaggio si mangia vegano quindi non abbiamo assolutamente nulla in contrario, anzi. I loro sguardi non ci convincono ma decidiamo di non farci troppo caso. 
Una volta arrivati ci mostrano la nostra sistemazione: una deliziosa casetta su ruote con all'interno lo spazio necessario ad ospitare un letto matrimoniale, una stufa in argilla, qualche scaffale e un lavandino privo di acqua corrente. Niente water, se la notte ti scappa la pipì puoi farla tranquillamente fuori (prima però controllando che non ci siano occhi indiscreti. Oh sono pudica io!) con o senza gradi sotto zero. Se ti scappa altro, bè... son ca**i. L'ecovillaggio ha 3 roulotte, due bauwagen, una yurta e uno spazio al chiuso che ospita la cucina invernale, il garage e fortunatamente un bagno ma... non un bagno qualsiasi, un compost toilet. Quelle cose che finché non le vedi (e senti!) non ci credi, con tanto di cartello che ti invita a rilasciare i liquidi nel bidet e i solidi nel water per evitare di incasinare (che linguaggio tecnico!) il processo di fermentazione.

i miei stivali viola
Quindi ricapitolando: in un bauwagen viviamo io e Andrea, nell'altro H., B. e il piccolo E. La prima roulotte è abitata per un mese da due simpatici vecchietti tedeschi, in pensione e col sogno di girare l'Europa. La seconda roulotte ospita una coppia idioti di trombamici tedeschi (''amici speciali'' come amano definirsi loro); la terza invece ospita da mesi una quarantenne bolognese scappata di casa, M., alla ricerca di una vita tranquilla lontana dallo stress cittadino e dalla figlia (diciassettenne, incinta).

Nella yurta bianca invece vive il grande capo di sto fallo la famiglia che per prima si è stanziata lì, dopo anni e anni di wwoof alle spalle: N. (lo zerbino squilibrato), sua moglie S. (il grande capo di cui sopra), il piccolo O. (10kg di amore incondizionato) e la piccola T. (20kg di smorfie e lentiggini). L'attrazione dell'ecovillaggio è senza dubbio il compost toilet nel bosco (se ti scappa rischi di fartela durante il tragitto!), un'esperienza da provare all'alba.

Nell'ecovillaggio si lavora per sei ore al giorno, tre ore al mattino (sveglia alle 06.30. Amen.) e tre al pomeriggio ma ciò non toglie che ti incastrino in qualcos'altro da fare quando in realtà tu vorresti solo buttarti sul letto e aspettare il pranzo/cena. 
Essendo spesso in 13/15 persone, a turno di stava in cucina a pulire, a cucinare, a lavare i piatti, nell'orto, nel bosco. Se sei tra i privilegiati che quel giorno devono stare in cucina col Grande Capo significa che non andrai nell'orto, che puoi svegliarti alle 8:30, che puoi osare con una riga di eyeliner, che devi stare agli ordini del Grande Capo il quale molto probabilmente non vedrà l'ora di mollarti i figli perché troppo stressata, troppo impegnata a raccogliere le erbette nel campo e a sbucciare patate. Mon dieu!
Per quanto mi riguarda alla vista del mio nome sotto la voce ''cucina'' vacillavo e per quanto l'idea di fare colazione in silenzio, senza crucchi maleodoranti intorno e ad un orario decente mi allettasse, preferivo stare nell'orto. Lontana dal GC, se non si fosse capito. Io e il GC non ci stiamo simpatiche. 





Mi sono accorta che il post sta venendo più lungo del previsto quindi a seconda dell'interesse che vi susciterà questa prima parte, procederò con la seconda parte in cui vi racconterò gli aspetti negativi, tra cui le discussioni col Grande Capo. Eh eh!

10 commenti:

  1. Suspence! Sarei andata avanti a leggere molto volentieri. Non vorrai mica lasciare il racconto non completo??

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    1. No, ci sarà la seconda parte ovviamente ;)

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  2. Oh mamma, ma dove ti sei andare a rintanare??? Aspetto la seconda parte di questa avventura mi sà un po tragica...

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  3. Ma che si fa cosi', oh?

    Comunque senti, sputo quello che penso da mesi: 'ste vite cosi' iperdefinite sono solo un modo per curare le nevrosi personali.

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    1. Così come? :p

      Aspe, iperdefinite chi? In che senso?

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  4. Provo da mesi a convincere il mio ragazzo a fare un'esperienza WWOOF, meno male che ho scovato i tuoi 'problemy' :) ora attendo anch'io con ansia il seguito!

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    1. Ho appena pubblicato il seguito. Io ti consiglio comunque di provare, magari sei più fortunata e meno esigente in fatto di relazioni ;)

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  5. Ma....bisogna essere masochisti, altro che amanti della natura e vegani!

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mi vuoi dire qualche cccosa?

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